mercoledì 20 settembre 2017

Se segui il Tao...qualcosa cambia sempre

*Koan: Se tutto è Vuoto, dove poggerà il granello di sabbia ?
* Dunque, In principio non fu il caos, ma un disegno ?
* Un piano ?
* Un modello che governa tutti gli esseri viventi  esistenti?



immagine da Goolgle

* Il problema è che l'uomo contemporaneo non ha occhi sufficientemente limpidi per riconoscere queste regolarità; la sua mente ha perso l'armonia e l'equilibrio che le permettono di riconoscere  l'ordine dell'universo.
* Siamo inseriti in un disegno mutevole che non riusciamo a distinguere bene a causa della nostra "finitezza".

Tao: La cosa più importante è conoscere l'uomo, senza perdersi in chiacchiere

Poi...Scoprire un mondo in un grano di sabbia
Il Paradiso in un fiore selvaggio
Tenere l'Infinito nel palmo della Mano e
l'Eternità in un' ora. [William Blake; Auguries of Innocence, 1808 ]




 




martedì 30 maggio 2017

Piccolo manuale anti - creazionista [ pubblicazione completa su MicroMega]


foto da MicroMega

Riflessione " Bisogna porsi il problema di come stare al mondo, di ciò che si vuole veramente dalla vita. "


La razionalità scientifica è sotto attacco e certo non si tratta di un fenomeno recente. Per fronteggiare gli avversari è bene essere ben attrezzati e a tal fine il libro di Warren Allmon, paleontologo statunitense, svolge ordinatamente il suo compito. "Evoluzione e creazionismo: una breve guida per orientarsi" è un’introduzione alla teoria dell’evoluzione che riassume i punti centrali del dibattito evoluzionismo vs creazionismo. Nel libro la razionalità scientifica risponde alle critiche mostrando tutta la sua efficacia, anche se poi Allmon cerca una difficile via di compromesso “politico” con le religioni nel tentativo di arginare l’analfabetismo scientifico cercando più alleati possibile e isolando le ali estreme del fondamentalismo.


“Se l’evoluzione può essere universalmente accettata dagli scienziati e respinta dalla maggioranza del pubblico, così potrebbe accadere per qualsiasi altra idea scientifica altamente verificata, minacciando la razionalità e l’alfabetizzazione scientifica di base, elementi cruciali per il benessere economico e sociale della civiltà moderna. Viviamo in un mondo sempre più dipendente dalla scienza e della tecnologia: se non siamo in grado di comprendere come funzionino la scienza e la tecnologia, non possiamo prendere decisioni sagge sul loro uso.” Così si conclude l’introduzione al libro “Evoluzione e creazionismo: una breve guida per orientarsi[1] scritto da Warren D. Allmon, paleontologo statunitense direttore del Paleontological Research Institution di Ithaca a New York, e pubblicato dal CICAP nella collana I quaderni del CICAP, in allegato con l’ultimo numero della rivista QUERY.
Si tratta di una pubblicazione che potrebbe risultare superflua di primo acchito. Il libro infatti non contiene alcuna nuova scoperta da raccontare e la sua brevità non permette di mettere a fuoco problemi specifici del dibattito “evoluzione vs creazione”, come potrebbe indurre a pensare il titolo. Il mercato è stracolmo di libri che trattano dell’argomento, qualcuno meglio e qualcun’altro peggio, e quest’ulteriore pubblicazione potrebbe apparire ridondante. Ma non è così. Il motivo della pubblicazione è puntualizzato dall’autore alla fine dell’introduzione: nella società contemporanea la razionalità scientifica è vessata e minacciata in mille modi da forze irrazionali che compromettono da una parte il funzionamento stesso della ricerca scientifica, dall’altra mettono in pericolo la qualità della vita di molte persone. É per far fronte a queste continue minacce, per non temporeggiare ulteriormente e non cedere terreno al nemico, che trova ragione il contrattacco della razionalità scientifica...

di OLMO VIOLA

http://lameladinewton-micromega.blogautore.espresso.repubblica.it/2017/05/29/piccolo-manuale-anti-creazionista/

lunedì 22 maggio 2017

Tante domande...



"Niente esiste tranne gli atomi e il vuoto, tutto il resto è opinione."
( Democrito)

All' inizio c'era solo il vuoto - una curiosa forma di vuoto - un nulla in cui non esisteva spazio, nè tempo, nè luce, nè suono. C'erano però le leggi della natura, e questo curioso vuoto era colmo di potenzialità. Come un gigantesco macigno in bilico sul ciglio di una torreggiante scogliera...
Una storia comincia logicamente dall'inizio. (da la particella di Dio-di Leon Lederman&Dick Teresi)

Se l'Universo è la domanda, qual'è la risposta ? 
Di che cosa è fatto il mondo ? 


In un universo infinito, ogni punto può essere considerato come il centro, proprio perchè ogni punto è circondato da tutte le parti da un numero infinito di stelle. 
Il modo corretto di affrontare il problema è quello di considerare la situazione di una regione finita nella quale tutte le stelle collassano l'una nell'altra. 
Oggi sappiamo quindi che è impossibile avere un modello infinito statico di un universo nel quale la gravità agisce sempre come una forzatura attrattiva...Tuttavia se l'uomo riuscisse a scoprire una teoria completa, potremmo chiederci perchè l'universo esiste. E se si trovasse la risposta a questa domanda, decreteremmo il definitivo trionfo della ragione umana, giungendo a conoscere il pensiero stesso di Dio." 
( da- La teoria del tutto- di Stephen Hawking- ed.Rizzoli)

La caratteristica fondamentale del mondo vivente è la stabilità piuttosto che il mutamento ?

La natura, lasciata indisturbata modella il suo territorio in modo da dargli una permanenza quasi immutata di forma,lineamenti e proporzioni eccetto quando è sconquassata da una convulsione geologica; e in questi casi, essa si mette subito a riparare i danni e a ripristinare , per quanto possibile, l'aspetto precedente. Viene così raggiunta una condizione di equilibrio che senza l'azione dell'uomo, rimarrebbe, con lievi fluttuazioni, immutata per innumerevoli ere.
(George Perkins Marsh) [Il Tao dell'ecologia ]

Taoismo " Tutto è in relazione, il Tao è relazione; il Tao come ordine della natura ne governa l'azione. "

Questo che sappiamo. 
Che tutte le cose sono legate
come il sengue
che unisce una famiglia...
Tutto ciò che accade alla Terra,
accade ai figli e alle figlie della Terra.
L'uomo non tesse la trama della vita;
in essa egli è soltanto un filo.
Qualsiasi cosa fa alla trama
l'uomo la fa a se stesso.
 (Ted Perry,ispirandosi al capo indiano Seattle.)
[da la trama della vita - Fritjor Capra]

Osho " Il maestro può solo accompagnarti sulla soglia della porta del mistero arcano... spetta a te, andare oltre essa."



lunedì 15 maggio 2017

cenni su pensiero e linguaggio ecologico

" Un fiore caduto 
Che tornava sull' albero 
Era una farfalla "

" Sul fiume, la luna che risplende; 
fra i pini, il vento che sospira; 
Per tutta la notte  così tranquilla - perchè ? e per chi ? "

Taoismo " La vita è vuota se si guarda al passato e priva di scopo se si guarda al futuro...tuttavia quel vuoto è riempito dal presente " Ecc.,ecc.



A cosa ci riferiamo quando parliamo, o quando si pretende di parlare di ECOLOGIA ?
Ecco, il riferimento si concentra su: umanità e natura, quali elementi armonici di un rapporto, oggi, tutto da recuperare.

Più l'ambiente si discosta da quello ottimale, il disadattamento sociale aumenta. Va respinta la tesi dominante che la criminalità sia causata da fattori socioeconomici. Tuttavia con lo sviluppo economico, la comunità e le fasce intermedie si disgregano.

L'educazione è il processo culturale grazie al quale un bambino impara a diventare membro di una famiglia, comunità e società specifiche. in altri termini dal punto di vista della società, è il mezzo per rinnovarsi o riprodursi progressivamente integrando le generazioni successive nella sua struttura cruciale.
Nel mondo moderno si è perso di vista il vero ruolo dell'educazione. La ragione principale è che la nostra società è in via di disintegrazione, e se non c'è nessuna società, ovviamente non ci può essere nessuna socializzazione.

L'educazione è una delle funzioni sociali chiave che lo stato ha usurpato e che in una società ecologica, dev'essere di nuovo svolta al livello della famiglia e della comunità, affinchè i giovani imparino di nuovo a svolgere i ruoli sociali, economici e universali nel contesto delle loro specifiche culture. 

Curiosa idea è questa paura che ossessiona diversi uomini, poichè, la ragione sgorga dalla mescolanza di pensiero razionale e sentimento. Se le due funzioni sono scisse, il pensiero degenera in una attività intellettuale schizoide e il sentimento degenera in nocive passioni nevrotiche.

"Il seguace del Tao, rendendosi conto della perfetta bellezza dell'universo, giunge alla comprensione. [ Lao-Tzu]"

N.B: i riferimenti del post sono tratti dal testo "il Tao dell'ecoòogia" di Edward Goldsmith - Muzzio edizioni

















martedì 9 maggio 2017

Lavoro di cittadinanza: puntiamo sullo scambio tra generazioni

 
Taoismo "L' uomo non è uno strumento: Guidalo con la politica, e regolalo con il diritto penale: ed egli eviterà le cattive azioni. Guidalo con la virtù: ed egli avrà senso del pudore, e si correggerà. [ da La filosofia cinese, di V.L.Arena, ed.BUR] "
Si parla spesso di lavoro di cittadinanza ma ancora non ne sono chiari i contenuti e i contorni. Una proposta potrebbe essere quella di legare tale lavoro allo scambio intergenerazionale. Il grande pediatra e psicanalista britannico, Donald Winnicott, era convinto, già alla fine degli anni Sessanta del secolo scorso, che una società si potesse reggere a condizione che i giovani e gli anziani interagissero, in forme progettate di dialogo, inteso come empatia, ascolto e accompagnamento reciproco, fare insieme, partecipazione.Lavoro di cittadinanza e dialogo intergenerazionale
Una società come quella di oggi, che sconta un’erosione continua di beni relazionali, deve necessariamente porsi il problema di invertire la tendenza progettando un lavoro di cittadinanza, fondato sul dialogo intergenerazionale e costruito in ambiti di interesse generale: agricoltura sociale, manutenzione del territorio, valorizzazione del patrimonio culturale, ecc.
Questa proposta non ha nulla a che vedere coi lavori socialmente utili o con il servizio civile. È avulsa da logiche assistenzialistiche.
Essa pone al centro la reinvenzione, in forme moderne, dell’affiancamento tra ”apprendista” e “maestro” per imparare insieme il “mestiere” di  affrontare i momenti nodali della vita. Un’esperienza che le comunità umane tradizionali coltivavano con cura e che nella modernità si è dispersa. Ma essa è essenziale per tornare a produrre beni relazionali e creare le condizioni per l’innovazione.

Rapporto Istat sul Benessere Equo sostenibile

L’innovazione in Italia è molto debole perché le relazioni sociali, la fiducia negli altri, le reti di persone su cui poter contare si sono fortemente erose negli ultimi anni. Basta leggere il Rapporto Istat 2016 sul Benessere Equo Sostenibile (BES) per rendersi conto come tutti gli indicatori riguardanti i beni relazionali siano in discesa libera un po’ dappertutto. Ma nel Mezzogiorno in misura ancor più grave. E non a caso nelle regioni meridionali, il numero di imprese innovative è molto più contenuto rispetto a quello del Centro-Nord.
Formazione di capacità e competenze
Insomma, se il BES non cresce, non si creano nemmeno le condizioni per l’innovazione. E per aumentare i beni relazionali ci vogliono progetti che abbiano questa specifica finalità. Perché allora non sperimentare un sostegno al lavoro di cittadinanzache produca una crescita delle capacità relazionali?
Un lavoro che sia anche formazione di capacità, abilità e competenze nella comprensione dei contesti socio-economici locali in cui innescare processi di sviluppo. Un lavoro svolto da giovani che abbiano concluso gli impegni scolastici, da affiancare a persone che stiano per andare in pensione e decidano di dedicare la parte conclusiva della propria carriera in un’attività di cittadinanza attiva.
Uno scambio di saperi
Un lavoro costruito sullo scambio intergenerazionale, in cui i giovani apprendono da chi ha alle spalle una lunga esperienza di vita come muoversi concretamente per creare lavoro produttivo. E chi sta per andare in pensione apprende, a sua volta, da chi esce dall’adolescenza e dall’età scolastica quanto è necessario per affrontare nel modo migliore la terza e quarta età, per certi versi simili ai primi stadi della vita delle persone. Un apprendistato e un Ape (anticipo pensionistico) a forte valenza civile.
La globalizzazione e la rivoluzione tecnologica che stiamo vivendo producono una parcellizzazione di culture e specificità da far prevalere sul conflitto tra interessi quello derivante dalle differenze identitarie, che si sono accentuate e moltiplicate.
Le differenze che interagiscono
E solo la creazione di istanze dinamiche di confronto tra diverse sfere pubbliche diasporiche potrà condurre ad una radicale riconversione della logica del conflitto identitario. Non si tratta, dunque, di accompagnare direttamente un giovane ad un impiego, ma di creare spazi simbolici entro cui le differenze si riconoscono e interagiscono per generare impegno lavorativo e vivificare lo “spirito dello sviluppo”, di cui parlava Albert Hirschman.
Chi dovrebbe predisporre e realizzare progetti per il lavoro di cittadinanza? Sicuramente le organizzazioni del terzo settore, di cui è in atto il processo di riforma, ma anche quelle piccole e medie imprese profit che intendono farsi carico di tale enorme problema sociale. Il tutto da organizzare come una grande operazione di incivilimento, mobilitando le risorse migliori del paese.
Dal sito:  Home › Proposte › Lavoro di cittadinanza: puntiamo sullo scambio tra generazioni
di Alfonso Pascale, 8 Mag 2017
http://www.italiaincammino.it/lavoro-di-cittadinanza-puntiamo-sullo-scambio-tra-generazioni/



sabato 4 marzo 2017

E' veramente l'epoca delle passioni imbecilli ?



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Incursioni nel non pensiero:"  La norma ( regola ) è tale che ogni gruppo approva la propria e scredita quella altrui...Vien da chiedersi se lo sciocco sia veramente inferiore al saggio, e come si possano assegnare agli altri certe denominazioni...Ogni individuo si ritiene nel giusto, finchè non se ne prova il torto."
[da: Il sogno della farfalla - V.L. Arena - ed. Pendragon]


Maurizio Ferraris: «Questa è l'epoca degli imbecilli, nessuno si senta escluso»
Trump, ma anche Clinton. Populisti, ma anche radical chic. Essere stupidi è «una caratteristica dell'essere umano, ma non è una cosa da ridere, anzi, è pericolosa». Il filosofo dell'Università di Torino a L43.



immagine da L43


DOMANDA. Professor Ferraris, siamo tutti imbecilli?

RISPOSTA. Sì, l’imbecillità è la caratteristica dell’essere umano, chi più, chi meno, chi sempre e chi talvolta. La parola imbecille deriva da in-baculum (privo di bastone), cioè un uomo al naturale, privo di tecnica e strumenti anti-imbecillità. Partiamo quindi tutti dallo stesso punto di partenza.

D. Ma come le è nata l’idea di scrivere un libro sull’imbecillità?

R. Molti mi hanno dato dell’imbecille: «Chi si crede di essere per dare patenti di imbecillità a destra e a manca!». Effetto singolare, non trova? Perché chi scrive un libro sul razzismo non viene mica accusato di essere razzista. È bene partire dal fatto, quindi, che l’imbecillità è una caratteristica di tutti gli esseri umani: di chi sta rispondendo a queste domande e, senza offesa, anche di chi le sta formulando.

D. Come darle torto, professore! Quindi il problema è pensare che gli imbecilli siano solo gli altri?

R. Generalmente siamo pieni di pentimenti, spesso ci ripetiamo «che stupido sono stato!», e di solito accade quando proviamo rammarico per azioni che abbiamo compiuto. Naturalmente delle proprie imbecillità si ride meno rispetto alle imbecillità altrui. Ho chiamato questo libro L’imbecillità è una cosa seria proprio perché di solito degli imbecilli si ride, mentre dall’imbecillità derivano le più grandi tragedie della storia dell’umanità.

D. Si riferisce ai totalitarismi?

R. Esatto, si pensi al nazismo e a Goebbels, che nel 1943 convocò al Palazzo dello sport di Berlino migliaia di sostenitori inneggianti alla guerra. Goebbels descrisse nel suo diario quei momenti in maniera inequivocabile: «Era l’ora dell’imbecille», scrisse, «se avessi detto loro di gettarsi dal Columbus House (un famoso palazzo berlinese) lo avrebbero fatto». Era quindi perfettamente consapevole dell’imbecillità altrui. Lo stesso esempio si può fare con la dichiarazione di guerra di Mussolini a Piazza Venezia: la folla fu entusiasta di andare a morire in battaglia.

D. Nel libro parla dell’imbecillità in politica. C’è un legame tra imbecillità e populismo?

R. Certamente si, il populismo è il tentativo di sollecitare l’imbecille che è in ognuno di noi. Ma anche il radical chic, che dovrebbe essere il contrario del populista, è perfettamente imbecille. Basta guardare alla recente campagna elettorale americana.

D. Ci sta dicendo che sia Trump sia Hilary hanno detto imbecillità?

R. Esatto, gli argomenti di Trump sono più pericolosi, ma è stato un bel match tra l’imbecillità populista e quella radical chic. Detto questo, reputo l’elezione di Trump la più grande imbecillità politica degli ultimi anni.

D. E nella politica italiana invece? Quali esempi di imbecillità le vengono in mente?

R. Beh, ce ne sono molti. Dal vaffa day al celodurismo leghista, anche se è un bella lotta con il #ciaone renziano, per finire alle case (o le polizze) all’insaputa dei destinatari. Insomma, non ci facciamo mancare nulla.

D. Il web e i social network ci rendono più imbecilli?

R. No, ma rivelano apertamente l’imbecillità, la rendono visibile e soprattutto lasciano una traccia, che rimarrà ai posteri. Attraverso queste piattaforme manifestiamo quello che noi siamo nel bene e nel male, e questo ci fa maturare la falsa convinzione che ci siano più imbecilli oggi rispetto ad una volta.

D. Perché non è cosi?

R. In termini assoluti certamente ci sono più imbecilli oggi rispetto ai secoli scorsi, ma semplicemente per via della crescita della popolazione del pianeta. In proporzione credo che ci sia la stessa percentuale di imbecilli che c’era all’età della pietra. Solo che prima non si lasciavano tracce di imbecillità, oggi sì.

D. La precarietà rende imbecilli?

R. Se penso all’imbecillità dell’impiegato statale dei tempi di qualche anno fa direi proprio di no. La precarietà aguzza l’ingegno ma impedisce la progettualità. Tuttavia non mi pare sia un fattore determinante per l’imbecillità.

D. Professore, il contrario di imbecille?

R. Perspicace. Se fossi ottimista direi “normale”, ma siccome sono realista dico che oggi la normalità è l’imbecillità.

Marco Di Paola:
http://www.lettera43.it/it/articoli/societa/2017/03/01/maurizio-ferraris-questa-e-lepoca-degli-imbecilli-nessuno-si-senta-escluso/208881/

L43  il sito: http://www.lettera43.it/it/topic/lamerica-di-trump/1/

venerdì 17 febbraio 2017

Giordano Bruno, né dogmi né padroni


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Taoismo " L'uomo superiore  si serve della mente come d'uno specchio: non nutre le cose, né da loro il benvenuto. Risponde di volta in volta alle circostanze, senza accumulare alcuna sensazione nella mente. Per questo può avere la meglio sulle creature, senza esserne danneggiato.[Chuang-Tzu]

Giordano Bruno, 417 anni fa, dopo lunghi anni di carcere e sofferenze (fu sottoposto anche a tortura almeno due volte: a maggio del 1597 e a settembre del 1599), a piedi scalzi e con la lingua stretta nella mordacchia, veniva condotto dal carcere del Sant’Uffizio a Piazza Campo dei Fiori per essere bruciato vivo. Era l’alba del 17 febbraio del 1600, e la Chiesa cattolica, che aveva voluto quella morte atroce, celebrava in quell’anno il suo Giubileo.

Il Santo tribunale dell’Inquisizione Romana, presieduto personalmente dal papa, l’aveva condannato al rogo perché “eretico, impenitente, pertinace” ed anche i suoi scritti, posti all’indice dei libri proibiti, venivano dati alle fiamme.

Sono gli anni in cui la Chiesa, attraverso la sua macchina inquisitoriale, che si alimentava della delazione e del sospetto indotto, del terrore del rogo e di torture a volte anche più crudeli della morte, sferrava uno dei più pesanti attacchi repressivi contro quanti osassero pensare con la propria testa e rivendicassero il diritto di scegliere visioni del mondo e comportamenti di vita non omogenei e funzionali alle sue opinioni.

La sua filosofia fa paura perché è una condanna inappellabile per chi vorrebbe l’umanità eterna minore: “gregge” “asino” “pulcino” “pulledro” (sono i termini che usa Bruno). In uno stato di perenne minorità. Incapace di intendere e di volere. Bisognosa quindi di padrini, padri protettori, padreterni. Tanto più pericolosi quanto più assoluti. Un’umanità in ginocchio nella speranza del miracolo e delle intercessioni degli unti del signore, che nelle simoniache alleanze sguazzano.

Bruno mette a nudo i meccanismi psicologici e consolatori, che riducono gli uomini ad asini obbedienti che si fanno «guidare - scrive - con la lanterna della fede, cattivando (imprigionando) l’intelletto a colui che gli monta sopra et, a sua bella posta, l’addrizza e guida» (Cabala del Cavallo Pegaseo).

Giordano Bruno è un intellettuale scomodo perché condanna la menzogna e l’ipocrisia, soprattutto quando vengono dal riverito ‘mondo della cultura’, trasformato dai servili pedanti in accademia di pensiero unico. Bruno polemizza continuamente e pubblicamente con costoro. Li ridicolizza nei suoi dialoghi: «più nun sanno e sono imbibiti (imbevuti) di false informazioni più pensano di sapere», e danno i loro principi «conosciuti, approvati senza demonstrazione».  

Bruno vuole un mondo di individui pensanti e liberi.